
Il volume (scaricabile qui) raccoglie alcuni degli interventi espressi durante l’evento di fondazione dell’associazione ‘Italia Chiama’,
avvenuta a Milano da venerdì 29 novembre a domenica 1 dicembre 2024 presso il Centro Emilio Caldara in Via de Amicis, una tre giorni di incontri, dibattiti, gruppi di lavoro e interventi in plenaria. Ringraziamo i numerosi partecipanti accorsi da tutta Europa e da tutta Italia, le relatrici e i relatori che hanno accolto il nostro invito e in particolare Federica di Lascio, Luca Bisi, Diana Severati, Alessio Pellizzaro e Matteo Cocco, tra i soci fondatori di Italia Chiama che hanno lavorato su questa prima pubblicazione dell’associazione.
In questa prima edizione, ci siamo concentrati in primis sul tema dell’esodo degli italiani all’estero e delle misure per incentivarne il rientro. Qui Cristina Marconi lancia un appello ai concittadini che scelgono di investire sul loro paese mentre il Prof. Brunello Rosa spiega come gli italiani all’estero possono essere una vera e propria risorsa economica da valorizzare. Il gruppo di lavoro sul tema di Italia Chiama, coordinato da Matteo Montagner e
Nur Puri Purini, avanzano alcune proposte per sostenere il controesodo dei talenti e rendere l’Italia un paese più attrattivo.
In secondo luogo, abbiamo voluto stabilire alcuni punti fermi del percorso che intendiamo percorrere, ovvero cominciare a definire quei valori che per noi non sono negoziabili, a partire dall’imprescindibilità della democrazia liberale. Su questo punto è stato illuminante l’intervento dell’On. Armando Armas, deputato venezuelano che ha rischiato la vita per difendere la democrazia dall’avvento della dittatura chavista nel suo paese.
La democrazia e la libertà non sono scontate e se occorre vanno difese anche con le armi, come ci insegna oggi la criminale invasione dell’Ucraina democratica da parte di Putin o la storia della Resistenza nel nostro paese. Per questo motivo dobbiamo fare di tutto per superare i veti e costruire una politica di difesa
europea. Su questo fronte Andrea Gilli ci esorta a definire una strategia.
La via della sostenibilità ambientale costituisce un altro punto fermo, scevro da ideologie decresciste e da coniugare pragmaticamente con lo sviluppo, come ci spiega Andrea Gori. Non occorre scegliere tra tutela dei diritti civili e affermazione dei diritti sociali, altrimenti si cade facilmente nella trappola della retorica antiwoke, come ci ricorda Prof. Costanza Hermanin. Ci siamo inoltre occupati della necessità in Italia di un nuovo patto tra generazioni, sia per rispondere alla sfida dell’inverno demografico sia per dare maggiori opportunità ai più giovani. Francesco Armillei solleva il tema delle politiche del mercato del lavoro per diminuire il numero degli inattivi e aumentare la vita lavorativa, condizioni essenziali per rendere sostenibile il sistema pensionistico. L’On. Anna Paola Concia sottolinea la necessità di investire sulla cultura del patto – a scapito della logica della somma zero che ha troppo spesso caratterizzato il rapporto tra generazioni – cominciando con una profonda riforma della scuola pubblica per dotare i giovani delle competenze, più che delle nozioni, necessarie per affermarsi nel mondo di oggi. La Prof. Barbara Quaquarelli declina invece sempre il tema delle competenze alla Pubblica Amministrazione che se riqualificata può tornare ad essere attrattiva per le nuove generazioni.
Passando all’economia, abbiamo posto l’accento sulle misure per favorire l’innovazione, tema sul quale l’Italia rimane molto carente. Eleonora Faina ammonisce che per sostenere la digitalizzazione del paese servono meno regole e imprese più grandi mentre il Prof. Ferdinando Auricchio pone l’accento sull’importanza di facilitare il trasferimento tecnologico della ricerca di base dalle università alle imprese. L’Unione Europea in realtà dispone di fondi non indifferenti ma l’Italia sembra non coglierne a pieno le opportunità secondo Niccolò Querci, mentre Paolo Salza fa un passo indietro e riflette sulla gestione del cambiamento, compito che spetta alla politica che deve facilitare il progresso e al contempo contenere possibili istinti neo-luddisti. Concludiamo la serie degli interventi con due riflessioni sul riformismo ‘applicato’, in primis alla città di Milano dove il buongoverno ha consentito di ottenere dei risultati importanti in termini di inclusività e attrattività come illustra Filippo Barberis, capo di gabinetto del Sindaco Sala. E in secondo luogo l’intervento di Franco D’Alfonso, Presidente del Centro Emilio Caldara che ci ha ospitato durante la tre giorni, ci ricorda le radici antiche di quel riformismo civico a cui senza dubbio sentiamo di appartenere. In ultima battuta Massimo Ungaro prova a definire un metodo di lavoro e una linea per le iniziative future dell’associazione.
A tutti voi, buona lettura!